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Agonismo…più che una passione – Storia mondiale 14

Sudafrica 2017

Si è svolto in terra sudafricana il Mondiale surf senior e femminile, una competizione dura, caratterizzata in parte da un pescato eccezionale. Eccellente la prova del Brasile che conquista il suo primo oro nella specialità. Le aspettative erano alte, purtroppo, però, nonostante il grande impegno, le nostre nazionali non hanno centrato l’obiettivo finendo rispettivamente in classifica generale al 10° posto i senior e al 7° la nazionale femminile. 

 Giorni di prova

I giorni di prova sono risultati assai utili e hanno consentito di sondare, almeno in parte, il campo gara, evidenziando un pescato generoso quasi totalmente composto da squali violino. Purtroppo, a causa di un’ipotetica moria di pesci, l’organizzazione ha vietato l’ingresso al campo gara il giorno prima dell’inizio della manifestazione e quindi un’importante e decisiva prova è venuta meno. Detto questo, è stato possibile verificare le montature più idonee, gli inneschi più efficaci e la tattica di gara più appropriata.

La gara

La prima manche è stata per noi una conferma, un inizio confortante che ci ha visto entrare in gara perfettamente con un numero di catture forse tra i più alti registrati in questa prima fase dai vari team. Purtroppo la conversione ha in parte vanificato il successo: un esempio su tutti, in un settore il nostro atleta ha fatto registrare il numero di catture più alto, risultato poi addirittura l’assoluto di giornata. Nonostante ciò il piazzamento di settore non è andato oltre il 10° posto. Tuttavia la manche è finita sostanzialmente bene consentendoci di guadagnare la 4° posizione in classifica. Dalla seconda manche in poi, però, la strada è andata in salita, tuttavia pur soffrendo siamo rimasti in corsa fino alla famigerata 4° ed ultima prova.

Una manche devastante

Il capo gara cambiato all’ultimo minuto ci ha visti impegnati in un tratto di mare che definire avaro è poco, dove il pescato finale è risultato scarsissimo e i cappotti oltre il 25%. La gara è cambiata radicalmente e all’improvviso ci siamo trovati catapultati in una situazione dove l’obiettivo era unicamente non andare in bianco, cosa che purtroppo ad alcuni dei ragazzi, nonostante un ammirevole impegno fino alla fine, non è riuscita. Inoltre il nostro Roberto Matteucci, atleta al suo primo mondiale in lizza per il podio individuale in questa sfortunata occasione, nella prima ora ha perso un violino sulla battigia, unica preda catturata, un evento che sicuramente ha condizionato psicologicamente il suo stato d’animo fino al suono finale della tromba. Inoltre con quel pesce avremmo avuto 3 scappottamenti e saremmo stati nel mucchio. Se poi uno degli altri due atleti avesse preso anche un solo pesce avremmo scappottato in 4 e la classifica sarebbe cambiata radicalmente. Insomma, con solo due pesci in più, in un mondiale dove ne abbiamo presi a centinaia, le cose sarebbero andate in modo completamente diverso e ci saremmo attestati sicuramente nella zona alta della classifica. Ma questo è lo sport e bisogna sempre accettarne il responso.

 Considerazioni tecniche

Da un’attenta analisi durante la gara, confrontandoci con le nazioni che ottenevano buoni e costanti risultati, è emerso che il seguente trave era altrettanto performante, in alcune situazioni anche migliore.

Trave: a bandiera, lungo circa 150 cm con tre braccioli sostanzialmente raggruppati lunghi 30-40 cm.

Innesco: dopo varie e ripetute verifiche, l’esca più efficace, se pur di poco sul cefalo, è risultata la sardina. A seguire il calamaro, battuto e innescato a striscioline, ha dato buoni risultati con mare mosso.

Tipologia d’innesco: il boccone più redditizio è risultato quello non troppo risicato, morbido, assicurato all’amo con pochi giri di filo elastico. Questa considerazione, almeno in parte, spiega la taglia mediamente più alta delle catture di alcuni team stranieri come Germania e Belgio. 

 Riflessioni

Sicuramente un risultato al di sotto delle aspettative. Tuttavia, analizzando bene la classifica, è possibile notare un certo stravolgimento dei normali rapporti di forza tra le nazionali normalmente più competitive nella nostra disciplina come Spagna, Portogallo, Inghilterra ecc che in questa occasione hanno sofferto ad affermarsi, nei casi più eclatanti non trovando fin dall’inizio la “pescata”. Detto ciò, se rimpianti ci sono non riguardano l’impegno che è stato massimo in ogni situazione e ha riguardato ogni singolo componente della squadra che si è speso senza risparmiarsi fino alla fine, in un mondiale estremamente impegnativo anche sotto il profilo fisico. Detto questo, analizzando a posteriori la gara, appare evidente che nell’ultima e decisiva prova è mancato quello che amo definire “ tempo di reazione”. In sostanza, la facoltà di cambiare in corso d’opera il modo di agire, adeguarsi alle situazioni che mutano e mettere in atto in tempi rapidi gli eventuali suggerimenti che arrivano dallo staff tecnico che segue la competizione. Un gap che va sicuramente colmato e su cui, negli anni successivi, abbiamo molto lavorato. Come sempre per questa ennesima grande avventura un ringraziamento particolare va allo staff federale nelle persone di Stefano Sarti e David Gilardi per aver supportato in modo esemplare una spedizione, quella sudafricana, tutt’altro che facile da gestire.

CLASSIFICHE

1° Brasile

2° Olanda

3° Belgio

Podio individuale

1° Frank Peene – Olanda

2° Steven Beuckels – Belgio

3° Andrew Hutchings – Galles

Team Azzurro

Massimo Mucciola

Giuseppe Francone

Stefano Guido

Roberto Matteucci

Emiliano Tenerelli

Marcello Messina

Vice CT Riccardo Miserendino

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